Case study
Quando un libro impara a farsi ascoltare: la "Tribù dei Piedi Scalzi" arriva al Senato
Audiodescrizione, narrazione sonora e mediazione linguistica trasformano un libro in un'esperienza accessibile.

Tempo di lettura
0min
0min
Introduzione
Esistono libri che si leggono e libri che si ascoltano. Esistono libri che restano sulla pagina e libri che imparano a uscirne, per cercare lettori che alla pagina non sempre arrivano. La Tribù dei Piedi Scalzi e il Segreto di Punta Leucosia, di Daniela D'Andrea, edito da Rossini Gruppo Editoriale Santelli, è diventato l'uno e l'altro: un libro e un progetto, una storia e un'esperienza accessibile.
L'11 novembre 2025 lo abbiamo presentato al Senato della Repubblica come esempio concreto di cultura accessibile, sostenibile e socialmente impegnata. È stato uno dei momenti più rappresentativi del lavoro di AllSense: dimostrare che l'accessibilità non è un'aggiunta tecnica al contenuto, ma una forma di progettazione culturale.
In questo articolo raccontiamo come è nato il progetto, quali strumenti abbiamo messo in campo e cosa significa, per noi, trasformare un libro in un'esperienza che chiunque possa attraversare.
Da un libro a un'esperienza multisensoriale
Il libro di Daniela D'Andrea racconta una storia di natura, infanzia e legame con il territorio. Lo scenario è quello di Punta Leucosia, sulla costa cilentana, luogo simbolo di biodiversità e di memoria collettiva. Il rischio, davanti a un materiale così visivo e descrittivo, era di lasciarlo in una sola modalità di fruizione: la lettura silenziosa.
Abbiamo lavorato perché diventasse altro. La Tribù dei Piedi Scalzi è oggi un'opera multimediale accessibile, in cui parole, suoni, immagini descritte e mediazione linguistica concorrono a costruire un racconto inclusivo. Il libro continua ad esistere come testo, ma intorno al testo è cresciuto un ecosistema fatto di voci, ambienti sonori e tracce d'ascolto pensati per chi non vede, per chi vede in modo diverso, per chi parla altre lingue, per chi vuole semplicemente entrare nella storia da un'altra porta.
L'audiodescrizione come scelta narrativa, non come integrazione
Quando parliamo di audiodescrizione siamo abituati a pensare a una pista aggiuntiva, sovrapposta a un contenuto già finito. In questo progetto abbiamo provato a fare il contrario.
L'audiodescrizione non è stata applicata sopra al libro. È stata co-progettata con esso. Le scelte lessicali, il ritmo, la presenza e l'assenza della voce sono diventate parte della voce narrativa, non sue protesi. Per le persone cieche e ipovedenti, questo significa entrare nel racconto con autonomia e continuità. Per le persone vedenti, significa scoprire che l'audiodescrizione non racconta meno: racconta diversamente, e spesso restituisce dettagli che la lettura aveva sfiorato.
Lingue, suoni, ambienti
Accanto all'audiodescrizione, il progetto integra una narrazione sonora che restituisce i paesaggi naturali del Cilento — il vento, il mare, i passi sulla sabbia — e un livello di mediazione linguistica pensato per pubblici internazionali. Tradurre una storia significa tradurne anche i silenzi, i riferimenti culturali, i nomi dei luoghi. Lo abbiamo fatto con cura, perché ciò che resta dopo la lettura non è la traduzione del testo: è la possibilità di sentirsi a casa dentro il racconto, in qualunque lingua lo si incontri.
Il risultato è un'opera che parla contemporaneamente a chi ascolta in italiano e a chi ascolta in altre lingue, a chi legge e a chi non vede, a chi conosce Punta Leucosia e a chi la incontra per la prima volta.
Cultura, ambiente, responsabilità
C'è una dimensione che, per noi, ha reso questo progetto più che un caso di accessibilità. La Tribù dei Piedi Scalzi parla del rapporto fra esseri umani e natura, e lo fa attraverso un paesaggio reale, fragile e identitario come quello di Punta Leucosia. La versione multimediale accessibile amplifica questo messaggio: l'audiodescrizione restituisce i dettagli ambientali, la narrazione sonora richiama la biodiversità, la mediazione linguistica apre il racconto a pubblici intergenerazionali e internazionali.
Cultura, accessibilità e ambiente diventano allora tre vertici dello stesso progetto. La cultura accessibile non è solo cultura "per tutti": è cultura che, includendo, riesce anche a sensibilizzare meglio, a educare meglio, a lasciare traccia in più persone.
Il Senato come scenografia, non come retorica
Presentare un progetto al Senato della Repubblica può facilmente diventare cerimoniale. Abbiamo cercato di non lasciare che lo diventasse. La scelta di presentare La Tribù dei Piedi Scalzi in quella sede ha avuto un significato preciso: portare nelle istituzioni un esempio concreto di cultura progettata fin dall'origine come accessibile, sostenibile e socialmente impegnata.
L'evento dell'11 novembre 2025 ha riunito istituzioni, professionisti del settore culturale e rappresentanti della filiera editoriale attorno a una domanda semplice: cosa cambia se l'accessibilità entra nei progetti culturali al primo brief, e non al collaudo? Il libro, e le persone che lo hanno ascoltato per la prima volta in quella sala, hanno offerto una risposta più chiara di qualsiasi presentazione.
Cosa portiamo con noi
Da un progetto come questo ci portiamo via tre convinzioni operative.
La prima: l'accessibilità è un atto di progettazione, non di traduzione. Quanto più viene pensata a monte, tanto più diventa parte della voce dell'opera, e non un'aggiunta finale.
La seconda: i contenuti culturali sono il terreno più fertile per dimostrare cosa può fare l'Universal Design Thinking. Quando un libro, un film, una mostra o uno spettacolo nascono accessibili, non perdono nulla della loro forza narrativa: ne guadagnano in pubblico, in sfumature, in profondità.
La terza: cultura, accessibilità e ambiente sono temi che si rafforzano l'uno con l'altro. Più una storia è accessibile, più persone possono prendersene cura. Più persone se ne prendono cura, più la storia continua a vivere.
Conclusione
La Tribù dei Piedi Scalzi continuerà la sua strada come libro. Intorno al libro, il progetto multimediale accessibile resta un esempio replicabile, non un'eccezione. Possiamo fare lo stesso lavoro su un'altra opera, su un altro paesaggio, su un'altra comunità.
Per AllSense, questo è il senso di una pagina dedicata all'accessibilità: non parlare di servizi astratti, ma raccontare progetti che dimostrano come una comunicazione progettata fin dall'origine cambia ciò che le persone riescono a vivere insieme.
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INIZIAMO INSIEME?
Un partner globale per ogni contesto linguistico.
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Esistono libri che si leggono e libri che si ascoltano. Esistono libri che restano sulla pagina e libri che imparano a uscirne, per cercare lettori che alla pagina non sempre arrivano. La Tribù dei Piedi Scalzi e il Segreto di Punta Leucosia, di Daniela D'Andrea, edito da Rossini Gruppo Editoriale Santelli, è diventato l'uno e l'altro: un libro e un progetto, una storia e un'esperienza accessibile.
L'11 novembre 2025 lo abbiamo presentato al Senato della Repubblica come esempio concreto di cultura accessibile, sostenibile e socialmente impegnata. È stato uno dei momenti più rappresentativi del lavoro di AllSense: dimostrare che l'accessibilità non è un'aggiunta tecnica al contenuto, ma una forma di progettazione culturale.
In questo articolo raccontiamo come è nato il progetto, quali strumenti abbiamo messo in campo e cosa significa, per noi, trasformare un libro in un'esperienza che chiunque possa attraversare.
Da un libro a un'esperienza multisensoriale
Il libro di Daniela D'Andrea racconta una storia di natura, infanzia e legame con il territorio. Lo scenario è quello di Punta Leucosia, sulla costa cilentana, luogo simbolo di biodiversità e di memoria collettiva. Il rischio, davanti a un materiale così visivo e descrittivo, era di lasciarlo in una sola modalità di fruizione: la lettura silenziosa.
Abbiamo lavorato perché diventasse altro. La Tribù dei Piedi Scalzi è oggi un'opera multimediale accessibile, in cui parole, suoni, immagini descritte e mediazione linguistica concorrono a costruire un racconto inclusivo. Il libro continua ad esistere come testo, ma intorno al testo è cresciuto un ecosistema fatto di voci, ambienti sonori e tracce d'ascolto pensati per chi non vede, per chi vede in modo diverso, per chi parla altre lingue, per chi vuole semplicemente entrare nella storia da un'altra porta.
L'audiodescrizione come scelta narrativa, non come integrazione
Quando parliamo di audiodescrizione siamo abituati a pensare a una pista aggiuntiva, sovrapposta a un contenuto già finito. In questo progetto abbiamo provato a fare il contrario.
L'audiodescrizione non è stata applicata sopra al libro. È stata co-progettata con esso. Le scelte lessicali, il ritmo, la presenza e l'assenza della voce sono diventate parte della voce narrativa, non sue protesi. Per le persone cieche e ipovedenti, questo significa entrare nel racconto con autonomia e continuità. Per le persone vedenti, significa scoprire che l'audiodescrizione non racconta meno: racconta diversamente, e spesso restituisce dettagli che la lettura aveva sfiorato.
Lingue, suoni, ambienti
Accanto all'audiodescrizione, il progetto integra una narrazione sonora che restituisce i paesaggi naturali del Cilento — il vento, il mare, i passi sulla sabbia — e un livello di mediazione linguistica pensato per pubblici internazionali. Tradurre una storia significa tradurne anche i silenzi, i riferimenti culturali, i nomi dei luoghi. Lo abbiamo fatto con cura, perché ciò che resta dopo la lettura non è la traduzione del testo: è la possibilità di sentirsi a casa dentro il racconto, in qualunque lingua lo si incontri.
Il risultato è un'opera che parla contemporaneamente a chi ascolta in italiano e a chi ascolta in altre lingue, a chi legge e a chi non vede, a chi conosce Punta Leucosia e a chi la incontra per la prima volta.
Cultura, ambiente, responsabilità
C'è una dimensione che, per noi, ha reso questo progetto più che un caso di accessibilità. La Tribù dei Piedi Scalzi parla del rapporto fra esseri umani e natura, e lo fa attraverso un paesaggio reale, fragile e identitario come quello di Punta Leucosia. La versione multimediale accessibile amplifica questo messaggio: l'audiodescrizione restituisce i dettagli ambientali, la narrazione sonora richiama la biodiversità, la mediazione linguistica apre il racconto a pubblici intergenerazionali e internazionali.
Cultura, accessibilità e ambiente diventano allora tre vertici dello stesso progetto. La cultura accessibile non è solo cultura "per tutti": è cultura che, includendo, riesce anche a sensibilizzare meglio, a educare meglio, a lasciare traccia in più persone.
Il Senato come scenografia, non come retorica
Presentare un progetto al Senato della Repubblica può facilmente diventare cerimoniale. Abbiamo cercato di non lasciare che lo diventasse. La scelta di presentare La Tribù dei Piedi Scalzi in quella sede ha avuto un significato preciso: portare nelle istituzioni un esempio concreto di cultura progettata fin dall'origine come accessibile, sostenibile e socialmente impegnata.
L'evento dell'11 novembre 2025 ha riunito istituzioni, professionisti del settore culturale e rappresentanti della filiera editoriale attorno a una domanda semplice: cosa cambia se l'accessibilità entra nei progetti culturali al primo brief, e non al collaudo? Il libro, e le persone che lo hanno ascoltato per la prima volta in quella sala, hanno offerto una risposta più chiara di qualsiasi presentazione.
Cosa portiamo con noi
Da un progetto come questo ci portiamo via tre convinzioni operative.
La prima: l'accessibilità è un atto di progettazione, non di traduzione. Quanto più viene pensata a monte, tanto più diventa parte della voce dell'opera, e non un'aggiunta finale.
La seconda: i contenuti culturali sono il terreno più fertile per dimostrare cosa può fare l'Universal Design Thinking. Quando un libro, un film, una mostra o uno spettacolo nascono accessibili, non perdono nulla della loro forza narrativa: ne guadagnano in pubblico, in sfumature, in profondità.
La terza: cultura, accessibilità e ambiente sono temi che si rafforzano l'uno con l'altro. Più una storia è accessibile, più persone possono prendersene cura. Più persone se ne prendono cura, più la storia continua a vivere.
Conclusione
La Tribù dei Piedi Scalzi continuerà la sua strada come libro. Intorno al libro, il progetto multimediale accessibile resta un esempio replicabile, non un'eccezione. Possiamo fare lo stesso lavoro su un'altra opera, su un altro paesaggio, su un'altra comunità.
Per AllSense, questo è il senso di una pagina dedicata all'accessibilità: non parlare di servizi astratti, ma raccontare progetti che dimostrano come una comunicazione progettata fin dall'origine cambia ciò che le persone riescono a vivere insieme.
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